Il Ciarra

Non uso questo blog da un pezzo, ma dovevo trovare un modo per condividere uno dei punti più altri del libro intervista di Mucchetti a Geronzi, finora trascurato. I caratteri di quattro persone in un’episodio.

E’ Massimo Mucchetti a parlare: “Se posso rallegrarla con un ricordo, le dirò che, su suggerimento di Caracciolo, andai a trovare Ciarrapico nella sua casa di Roma, una palazzina intonacata di bianco dalle parti di via Sardegna, subito dopo quella famosa mediazione. (Ciarrapico fece da mediatore nella vicenda Mondadori, ndb). Il “Ciarra sembrava aver voglia di fare quattro chiacchiere a taccuino chiuso con un giornalista di quel gruppo editoriale così lontano da lui. Compresi solo alla fine il perché di quella strana cena, noi due seduti l’uno di fronte all’altro, ai lati brevi di un fratino esageratamente lungo. Fu quando, al momento del congedo, il padrone di casa esibì i regali che aveva ricevuto per quel suo servizio: un paesaggio tutto scuro da parte di Berlusconi (“L’ho fatto vedere e mi hanno detto che è una crosta,” mi confidò), una cosa minima che non ricordo da parte di De Benedetti, un volumetto con una raccolta di suoi articoli da parte di Scalfari (“Voleva essere un omaggio tra editori o non voleva spendere?”); il migliore fu Caracciolo che, conoscendo la sua passione per i soldatini di piombo nelle divise storiche, gliene fece avere un plotone, cosa che lui gradì. Nel tendermi la mano, il “Ciarra” sentenziò: “Mai aspettarsi niente dai ricchi!”. (pag. 226-227)

Poi dici la sindrome da accerchiamento e la congiura mondiale

Oggi Repubblica a pagina 32 pubblica la seguente lettera di Saverio Russo da Foggia:

“Consulto con una certa attenzione le pagine di Google e ogni giorno scorro le notizie proposte nella rubrica Google News. Da quando è iniziata la campagna elettorale, a parte le notizie di cronaca nera, quelle riferibili alla politica nazionale sono quasi sempre riprese dal Giornale e da Libero. Quindi insieme ai suoi giornali e alle emittenti televisive, la grancassa del Cavaliere può beneficiare anche della benevola attenzione di Google”.

Ri-essere john mcenroe

Poi John Mcenroe. […] Una volta – eravamo a cena a Parigi – mi ha raccontato che cosa provava ancora, per quella finale del Roland Garros gettata al vento contro Lendl, nel 1984. Conduceva due set a zero e perse al quinto: era a un passo dal titolo che avrebbe potuto rendere inimmaginabile la sua carriera. “Non è la vittoria che mi manca”, mi disse, non senza stupirmi, “ma provo ancora rabbia per non averlo potuto aspettare negli spogliatoi, guardarlo negli occhi e dirgli, semplicemente: “Peccato che tu non abbia ancora vinto uno Slam, beh, non te la prendere, sei sempre il numero due”.

Raccontata da Adriano Panatta