Adrianopoli

C’è un bar in via Lorenteggio dove sono stato due volte che aveva sempre la Padania sul tavolo. Niente Gazzetta o Corriere di spalla. I clienti potevano leggere solo la Padania. (Che è anche la ragione evidente per cui ci sono entrate solo due volte). Oggi sono passato e ho visto che è cambiata gestione. E nome. E, molto probabilmente, anche proprietà. Al bancone c’era una coppia di cinesi. Sono soddisfazioni.

Cassandra crossing

C’è una cosa simile all’uso sbagliato di Deus ex machina. Quello di “Cassandra” o “cassandre”. Prendo un esempio a caso: “Segnali positivi ma in giro troppe cassandre” detto Sacconi qualche giorno fa a proposito di alcuni dati sull’industria italiana. (I politici di destra con la tiritera sulle “solite cassandre della sinistra” ci cascano spesso, ma non sono gli unici).

Il guaio è che la mitologia racconta un’altra cosa. Quando Apollo sputò sulle labbra di Cassandra per maledirla non la punì dicendole: “farai profezie terribili e scarsissime”, ma le disse una cosa più sottile e crudele e cioè che le sue profezie non sarebbero mai state credute. Cassandra, quindi, impazzì perchè – pur continuando a predirre con esattezza il futuro – nessuno le credeva. E più lei si sbracciava, urlava, si stracciava le vesti più gli altri non le credevano. Anzi. Facevano l’esatto contrario di quanto lei diceva di fare. Insomma quando Cassandra girava per Troia dicendo che introdurre il cavallo in città avrebbe portato alla distruzione della città stessa o quando diceva di non mandare Paride a Sparta perchè ne sarebbero venute grandi sciagure, tutti dicevano: ecco, la solita Cassandra. Rompe le scatole. Urla, sguaita, sempre a parlare di sfighe. E si giravano dall’altra parte. E così salvarono Troia dai Greci? No. Troia venne bruciata.

Tutto questo per dire che dare a qualcuno della Cassandra per dire che è un profeta di sventura non ha senso. Gli puoi dire che è un millenarista se proprio ti piaccione le offese a sfondo storico, ma Cassandra no. Perchè dire a qualcuno che è una Cassandra implica che questo qualcuno abbia ragione.

What country

Da quando ho figli in casa, ho anche una ragazza alla pari. A volta è divertente, altre un po’ meno, ma siamo ormai alla numero 5 e il fatto che continuiamo deve pur significare qualcosa. (E comunque costano meno dell’asilo nido comunale). Due americane, una norvegese, una danese, un’inglese. La ragazza che c’è ora – bravissima coi bambini – ieri sera c’ha raccontato di aver conosciuto un ragazzo siciliano che ha un telefonino di Dolce & Gabbana dorato (credo sia questo, non ne immaginavo l’esistenza) e una collezione di completi eleganti che occupa uno spazio pari a quello della nostra camera da letto. Lei ne era entusiasta. Una delle precedenti au-pair ha avuto una storia con il figlio del proprietario di uno di quei marchi d’abbigliamento che vendono solo a Napoli (esistono anche questi, non solo i neomelodici), lui viveva in albergo. Tutte hanno comprato Gomorrah. Un tipo della provincia di Avellino che si vedeva con una di queste le ha sequestrato il libro dicendole che erano bullshit. Comincio a pensare sia esattamente come quando chi è stato in una Repubblica dell’ex Unione Sovietica ti racconta delle tangenti che ha dovuto pagare. Una tappa obbligata del viaggio, e le app dell’iPhone rispondono semplicemente ai desideri del turista.