Quelli che vanno a fare i tour letterari

Qui i turisti cercano ispirazione

Rilke

(da Il Venerdì, agosto 2014)

A Duino, vicino Trieste, si può percorrere una passeggiata a strapiombo sul mare lungo la riserva naturale delle falesie. A questa passeggiata unica sia dal punto di vista geologico che naturalistico è stato assegnato come nome “sentiero Rilke” al puro scopo evocativo visto che, indagando un po’, si scopre che Rilke odiava la bora – il che, per inciso, spiegherebbe perfettamente il tono delle elegie duinesi – e il sentiero è stato realizzato solo dopo che il poeta lasciò il castello di Duino dove risiedeva allontanandosi di rado, pochi km più a nord. Visitando il bel castello di Duino si comprende che è stato abitato fino a pochi anni fa da una famiglia di mecenati che oltre Rilke ha ospitato diversi poeti e musicisti (in un salone c’è un pianoforte su cui ha suonato Lizst, e, duecento anni dopo, pure un bambino che camminava qualche metro davanti a me, ma che a differenza di me non avuto scrupoli dinanzi l’usuale corda di divieto dei musei). E’ uno dei viaggi a tema letterario “offerti” dal Friuli Venezia Giulia. Più a ovest Lignano Sabbiadoro si propone da anni, anche con un premio e iniziative dedicate, come uno dei baluardi di Hemingway in Italia. Tuttavia non credo esista città di mare in Italia senza la sua targa “qui è stato Hemingway”. Che se da una parte uno dovrebbe leggere come “forse non sono degno neppure di scrivere su whatsapp da qui” dall’altra si dovrebbe leggere come “Hemingway non è stato felice neppure qui”. Ma giustamente al turista non interessa il processo di stesura di Addio alle armi quanto la fascinazione. Essere in un luogo importante, che ha ispirato qualcuno, dove qualcuno è diventato grande. E nobilitare così anche la propria esperienza.

E’ ormai qualche anno che i sentieri, trekking, parchi letterari – si affidano vari nomi a questo genere di iniziative – vengono organizzati con pacchetti turistici, ricevono contributi dagli enti locali ed esistono perfino agenzie specializzate nelle pianificazione di certi viaggi . E così non solo quelle di Hemingway, ma le targhe e i percorsi fioccano, a volte per capolavori, altre volte per certificare brevi e semplici passaggi, altre ancora per celebrare momenti francamente trascurabili ma non si toglie una targa perché la critica letteraria ha cambiato idea o perché il successo di un’opera si è esaurito.

A Recanati è possibile visitare la casa-museo di Giacomo Leopardi. Ci si può affacciare dalle finestre da cui lui vedeva Silvia, guardare i vocabolari su cui Giacomo imparò da autodidatta le lingue classiche, e i quadernetti del poeta ancora bambino con piccole notazioni delle cose che lo incuriosivano. Si vede anche il colle dell’infinito, la siepe “che da tanta parte” e si può essere presi da qualche improvviso flash di memoria di quando si andava a scuola. E’ forse questa dei ricordi scolastici o della propria esperienza legata a un tal libro – quasi come fossero canzonette – la vera emozione e il vero segreto del successo di certi luoghi. A Recanati non ci si commuove provando la sensazione di sé stessi davanti all’infinito o la sensazione di solitudine del pastore errante dell’Asia, ma, nella migliore delle ipotesi, ci si commuove per il ricordo di sé davanti al testo e alla parafrasi dell’infinito di Leopardi. Chini sui banchi, ricopiando sul diario frasi di poeti dall’antologia di scuola.

Accade qualcosa di analogo visitando i luoghi di Calvino a Sanremo (all’interno del Parco letterario della Riviera dei fiori) o il “Vittoriale degli italiani” per D’Annunzio” sul lago di Garda (costruito, in un certo senso, già per i turisti). A ben vedere, però, anche gli stessi scrittori non sono immuni al fascino e alla curiosità per i luoghi in cui altri scrittori hanno prodotto – per impegno o ispirazione, va’ a saperlo – il proprio meglio, perciò deve essere davvero difficile rispondere alla domanda: nei libri ci sono quei luoghi davvero o tutti i luoghi dei libri sono fantastici anche quando non lo sono? Non è che forse le langhe di Pavese e Fenoglio non sono poi tanto diverse da un luogo immaginario di Borges? Esistono diversi itinerari possibili all’interno del Parco paesaggistico letterario Langhe Monferrato e Roero. Ma per me che speravo di trovarci anche la villa di Fulvia da cui Milton\Fenoglio scappa sul finale di Una questione privata mancava qualcosa. I paesaggi raccontati nei libri sulla resistenza sono vivi, a volte sono vive perfino le persone, e di sicuro i caratteri, ma io speravo fosse reale anche la villa per essere parte, per una volta, attiva di quella storia. O forse anche per poterle credere di più. E, certamente perché aver visto quell’edificio è un’esperienza più degna di essere raccontata di una passeggiata alla fontana di Trevi. Visto che alla fin fine parte cruciale di un viaggio è avere qualcosa da raccontare e il rischio di far la fine di quelli che imponevano la visione delle diapositive agli amici è tuttora forte.

Ma la ricerca di grand-tour in miniatura e di viaggi alla ricerca di ispirazione e memoria non sono solo italiani. Un sito americano suggerisce di ripetere l’itinerario di Lolita e Humbert. Forse un’idea davvero rivoluzionaria nel campo dei trekking letterari perché invece di un viaggio con luoghi alti, antichi, già di per sé poetici, ci si trova davanti a musei ridicoli, motel, luoghi e cittadine senza storia. Luoghi vuoti e da riempire invece di luoghi da intasare con ulteriori emozioni. Dove, poi, la tv o il cinema sono riusciti a traslare con successo certi libri, più che a viaggi letterari si assiste a pellegrinaggi col consueto carico di euforia. Nei luoghi d’Irlanda, Malta o Croazia in cui si gira Game of thrones sono aumentati i flussi di visitatori. Per la gioia dei ministeri del turismo si va a visitare la cittadella di Dubrovnik in quanto King’s landing, protagonista di libri e serie tv, e non in quanto città vecchia di Dubrovnik, patrimonio mondiale Unesco. (La regina Elisabetta è stata, ultimamente, a visitare il set di GoT in Irlanda ma s’è rifiutata, purtroppo, di sedere sul trono di spade per una foto che avrebbe battuto i record di condivisioni su internet). Luoghi che, quindi, diventano letterari per la mediazione di qualcuno. Ma esistono anche “realizzazioni” vere e proprie di luoghi letterari immaginari visto che, dopotutto, anche gli stessi parchi giochi con montagne russe e attrazioni varie a tema Harry Potter – in Florida come in Inghilterra – altro che non sono che parchi letterari per lettori più piccoli e con un’immaginazione con meno vergogne.

Rimuovendo, anzi, la necessità di vendere un luogo già di suo significativo e proponendone altri a prima vista insignificanti ma su cui l’autore ha impresso la sua firma il campo del viaggio letterario diventa potenzialmente sterminato. Mi stupisco, anzi, che nessuno abbia già sfruttato l’idea di organizzare tour – sarebbero più avvincenti di tante case-museo appassite – sui luoghi di Gomorra libro o “sotto i cavalcavia dove è stata girata Gomorra la serie”. Oppure: “ecco il muretto da dove, il premio Strega – marchio che vince sempre – Francesco Piccolo scavalcava per entrare nella Reggia di Caserta”.

Sperando che resti

Al posto dei soliti pensierini e scempiaggini oggi posto una cosa molto seria.Al CDI, Centro Diagnostico Italiano di Via Saint Bon, 20 20147 Milano, zona Inganni mi hanno appena chiesto 230 euro per l’ecografia di un bambino (niente di grave, per il gossip). Un’ecografia “privata” visto che la prima disponibile attraverso il centro prenotazioni è tra più di un mese.  Allora mi auguro che almeno una persona nella sua vita cercando notizie sul Centro Diagnostico Italiano di Via Sainto Bon, 20 20147 Milano capiti su questo blog e sappia che quelli del Centro Diagnostico Italiano di Via Saint Bon sono dei grandissimi farabutti e si approfittano delle liste d’attesa e dell’urgenza che uno ha di scoprire cos’ha un bambino che non sa dire mi fa male lì. Il mio consiglio è perciò di non andare mai e poi mai al CDI, Centro Diagnostico Italiano di Via Saint Bon, 20 20147 Milano, zona Inganni. Io ho risolto così. Ho chiamato l’Istituto Auxologico Italiano e lì mi hanno prenotato l’ecografia “pubblica” per domani.

 

Ri-essere john mcenroe

Poi John Mcenroe. […] Una volta – eravamo a cena a Parigi – mi ha raccontato che cosa provava ancora, per quella finale del Roland Garros gettata al vento contro Lendl, nel 1984. Conduceva due set a zero e perse al quinto: era a un passo dal titolo che avrebbe potuto rendere inimmaginabile la sua carriera. “Non è la vittoria che mi manca”, mi disse, non senza stupirmi, “ma provo ancora rabbia per non averlo potuto aspettare negli spogliatoi, guardarlo negli occhi e dirgli, semplicemente: “Peccato che tu non abbia ancora vinto uno Slam, beh, non te la prendere, sei sempre il numero due”.

Raccontata da Adriano Panatta