Ancora di volée e Pinochet

Un paio d’anni fa, un documentario su Adriano Panatta e una sua autobiografia avevano raccontato una storia ai più sconosciuta, e cioè che in occasione della vittoria dell’Italia in Coppa Davis, nel 1976, lui e Bertolucci indossarono una maglietta rossa, durante l’incontro di doppio, per provocazione al regime fascista. Il fatto che questa cosa fosse venuta fuori con tanti anni di ritardo, e non fosse mai stata rivendicata neppure quando la sinistra voleva evitare la trasferta in Cile per non legittimare (sic) Pinochet con slogan futuristi tipo “Non si giocano volée con il boia Pinochet” o “Non si mandano i tennisti a giocar con i fascisti” aveva alimentato qualche dubbio sulla veridicità della faccenda. O quantomeno sull’efficacia. Dubbi che, però, per via delle cortesia degli intervistatori non sono mai stati riferiti a Panatta o Calopresti, o chi per loro. Per avere una loro versione quantomeno.

Oggi, su Repubblica, Giovanni Marino ha domandato a Jaime Fillol, uno dei tennisti cileni in campo nel 1976: “Panatta e le sue magliette rosse: come prese quel gesto?”. E Fillol ha risposto: “Nè io nè i miei compagni lo collegammo a una possibile protesta. Pensai: il rosso fa parte della bandiera italiana, mentre l’azzurro della Nazionale di calcio c’entra poco col tennis”.

Ri-essere john mcenroe

Poi John Mcenroe. […] Una volta – eravamo a cena a Parigi – mi ha raccontato che cosa provava ancora, per quella finale del Roland Garros gettata al vento contro Lendl, nel 1984. Conduceva due set a zero e perse al quinto: era a un passo dal titolo che avrebbe potuto rendere inimmaginabile la sua carriera. “Non è la vittoria che mi manca”, mi disse, non senza stupirmi, “ma provo ancora rabbia per non averlo potuto aspettare negli spogliatoi, guardarlo negli occhi e dirgli, semplicemente: “Peccato che tu non abbia ancora vinto uno Slam, beh, non te la prendere, sei sempre il numero due”.

Raccontata da Adriano Panatta